jueves, 1 de agosto de 2013

Origine dell'Uomo






Breve storia evolutiva dell’uomo


Charles Darwin, nel 1871, affermò nel suo libro più famoso, il cui titolo completo è “Sull'origine delle specie per mezzo della selezione naturale o la preservazione delle razze favorite nella lotta per la vita” che noi esseri umani, siamo uguali a tutti gli altri esseri viventi sulla terra e soggetti come loro, alle leggi che governano i fenomeni naturali. L'uomo, secondo Charles Darwin, come qualsiasi altra specie vivente, ha avuto una storia evolutiva e i nostri progenitori furono le scimmie. Cosi, andando a ritroso nel tempo sino all’inizio della vita sulla terra, tutti gli esseri discendono dai primi organismi monocellulari, mentre nel passato, si riteneva che l'uomo fosse stato creato da Dio, a sua immagine e somiglianza e pertanto profondamente diverso da tutti gli altri esseri viventi.


L'uomo, agli albori della sua crescita intellettuale, è ricorso al concetto della creazione per ignoranza e convenienza. Ogni cultura ha elaborato i propri miti, alcuni molto fantasiosi e affascinanti. I miti, scaturendo dalla fantasia, sono inculcati o recepiti come atti di fede. Non è intendimento degli scienziati convincere della loro inconsistenza, essi, con la mente sgombra da ogni preconcetto, solo divulgano le verità scientifiche attraverso l'osservazione e la sperimentazione. La scienza che studia i reperti fossili del genere umano e gli utensili che hanno usato nella loro storia evolutiva, si chiama paleoantropologia.


Nel 1974, la spedizione franco-americana degli antropologi Yves Coppens e Donald C. Johanson, fece una sensazionale scoperta. Nella valle desertica dell’Afar, in Etiopia, a una sessantina di kilometri da Addis Abeba, trovarono alcune ossa di Ominide, appartenute a una giovane femmina vissuta più di tre milioni di anni prima. Dalla struttura dello scheletro, ritrovato al 40%, si dedusse che camminava in posizione eretta. Le fu attribuito il nome Lucy, da una canzone dei Beatles che al momento della scoperta gli scienziati ascoltavano alla radio. Nelle vicinanze furono ritrovati denti e frammenti ossei appartenuti ad almeno tredici individui, di cui quattro bambini, tutti con caratteristiche simili a quelle di Lucy. A questi Ominidi fu assegnato il nome scientifico di Australopithecus Afarensis, da Afar, il deserto etiopico in cui fu ritrovata Lucy.


Un'altra grande scoperta fu fatta nel 1976, nei pressi di Laetoli, Tanzania, dove sorge un vulcano spento che una volta eruttava lava, cenere e lapilli. Su questo materiale bagnato dalla pioggia, lasciarono le impronte tre ominidi che camminavano eretti, i cui piedi non erano molto diversi dagli attuali. Il terreno su cui si sono conservate le tracce dei tre individui, risale a 3,7 milioni di anni fa.


La nostra specie è l'unica tra i mammiferi a camminare in posizione eretta. Le cause principali che determinarono tale posizione furono: usare utensili al meglio, non surriscaldare il corpo a contatto diretto con il suolo della savana africana e avere un orizzonte più ampio e scrutare prima i pericoli.


L'Australopiteco dell'Afar, era un individuo tozzo e di bassa statura. Le femmine erano molto più piccole dei maschi, come negli attuali gorilla. La testa aveva il mento prominente e il cervello di 400 cc, grande quanto quello di un attuale scimpanzé. Aveva la testa di scimmia e i molari più grandi dei denti anteriori, poiché si alimentava con prodotti duri che erano masticati a lungo, prima di ingerirli. Questa é una delle prove che l'Australopiteco non viveva nella foresta, dove si trovano frutti e vegetali molli ma nella savana, dove ci s’imbatte in alimenti più duri. Il motivo per il quale l'uomo primitivo passò dalla foresta alla savana, è spiegato da una serie di eventi naturali che si sarebbero verificati milioni di anni or sono.  


Andiamo a ritroso nel tempo, a duecento milioni di anni fa, all'inizio del Mesozoico, quando le terre emerse erano riunite in un unico continente chiamato Pangea, il quale si spezzò in due blocchi, Laurasia al nord e Gondwana al sud. Fra le due placche, nel mezzo, s’insinuò un enorme oceano, chiamato Tetide. La deriva dei continenti, provocò poi una collisione tra la zolla del sud, quella africana e la zolla del nord, quella europea, scatenando fenomeni sismici e vulcanici, oltre alla formazione di catene montuose. In conseguenza dell'urto, si chiuse il grande oceano primordiale, lasciando cicatrici rappresentate principalmente dal mar Mediterraneo, dal mar Nero e dal mar Caspio.


In seguito, il Mediterraneo si prosciugò per la chiusura dello stretto di Gibilterra che impedì il rifornimento delle acque atlantiche e a causa dell’evaporazione. Il clima cambiò, facendosi più freddo e asciutto. La zona del Mediterraneo si trasformò in un grande deserto, interrotto qua e là da grandi laghi salati. La foresta equatoriale che in precedenza si estendeva su un vastissimo territorio, cominciò ad arretrare, lasciando spazio alla savana. L'ominide, quindi, non uscì dalla foresta per dirigersi verso la savana ma semplicemente la foresta scomparve sotto i suoi piedi.


Due milioni di anni fa esistevano due esseri un po' diversi tra loro. Gli Australopitechi, o "scimmie australi", cioè del sud che avevano un encefalo piccolo e dei grossi molari e gli Ominidi, del genere Homo che avevano un encefalo grande e molari piccoli. Nelle nuove condizioni ambientali, gli Australopitechi, nutrendosi di vegetali e semi duri erano attrezzati alla sopravvivenza, mentre gli Ominidi si trovarono in piena crisi. Nonostante ciò, i primi si sarebbero estinti entro un milione di anni, i secondi si sarebbero evoluti fino agli uomini attuali, attraverso varie mutazioni, passando alla fase di Homo Habilis. L'ingrandimento del 50% del cervello fu decisivo per la sopravvivenza dandogli modo di risolvere tanti problemi, soprattutto quelli legati alla ricerca del cibo.  








L’Homo Habilis, era alto un metro e mezzo e pesava circa cinquanta chilogrammi. Aveva andatura eretta e una capacità cranica di circa 700 cm³, la fronte ampia, la mandibola poco prominente e la dentatura simile a quella dell'uomo attuale. All'Homo Habilis, successe l'Homo Erectus che aveva un cervello con un volume superiore a 1000 cm³. Visse fra un milione e 700.000 e 300.000 anni fa, quando comparve l'Homo Sapiens. L'Homo Erectus, era capace di scheggiare la pietra con maggiore maestria del predecessore Habilis e imparò a servirsi del fuoco, cosa che gli consentì di illuminare le notti, cuocere il cibo e spingersi verso nord, conquistando territori più freddi.


Nel 1957, nei pressi di Verona, si è trovato lo scheletro di un nostro antenato. Le analisi del Dna, hanno stabilito che era frutto dell’incrocio tra una femmina di Neanderthal e un maschio di Sapiens, dimostrando la loro simultanea convivenza in quella zona. La vita era difficile e le aspre relazioni erano fatte di violenze, scontri e stupri. L'uomo contemporaneo ha una piccola ma rilevante quota genetica del Neanderthal, dall'uno al quattro per cento. Quest’ultimo, circa trenta mila anni fa, dopo essersi spinto dall’Africa sino in Europa, scomparve, sopperendo di fronte al più evoluto Sapiens, nostro diretto progenitore.


Circa 5.000 anni fa, la straordinaria storia dell’uomo, lentamente passa alla fase della civilizzazione. Oggi, l’uomo dovrà adattarsi totalmente alla condizione di essere evoluto e perdere quelle insopportabili, ataviche espressioni che alcune volte lo accomunano con i suoi antenati e vivere il futuro da essere superiore.   


La selezione naturale, ha trasformato gli organismi monocellulari trasportati sulle comete, dallo spazio interstellare alla terra, miliardi di anni fa, in esseri intelligenti. Con lo stesso procedimento, in tanti angoli dell’universo esistono forme di vita, anche intelligenti, con le quali non avremo mai un contatto per le enormi distanze che ci separano. Ma questa è un’altra storia.




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lunes, 1 de julio de 2013

La Pesca






La Pesca























































































































































































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sábado, 1 de junio de 2013

Lucania Ultimo Confine IV





Nessun si senta escluso


Grato a Voi pietosi, per le carezzevoli cure che un giorno elargiste a profusione. Ora preme ricordar che nel lento rinnovar del tempo, cotanta nobiltà é concessa sola agli eletti e per non scalfire la Vostra magnanimità, volgete ancor lo sguardo a un miserevole. Conquistaste il cuore di una creatura, poi delusa da sobbalzi e cozzi, tanto da spingerla a rovistare altrove, per l'insopportabile stridio.  

Ma quale colpa o qual crimine, così spoglio e tanto brullo, si é macchiato da meritar sì tanto sdegno? Amar per Voi è forse peccato? O forse molestava le Vostre grazie, con il sorriso di un cuore limpido e un’ombra inopportuna? Acredine e indifferenza è il prezzo da pagar al lenir dei sogni? Eppur insieme abbiam sognato e i miei sogni reiterati, abitati da fatine, al mattino non avean fine. O forse il ribelle giovanetto, caro a Tiche e per talento, superava di volta in volta ogni confine?


La graffiante verità è che l’uomo non sopporta i trionfi altrui, per ferina gelosia e crassa invidia. Assister inerme al disgregarsi d’ideali, non è cosa d'affrontar con poca stretta, indi cercar le gioie e affrontar le pene, tentar la sorte e riscattar disfatte, non son crucci per codardi da ovile. Tanto accanimento e brutal rabbia, si versa tal volta sui lestofanti, ai quali, pur concesso loro é il perdono e la reintegrazione e questa, é croce e angoscia per chi la prova.

Eppur io, non porto rancore verso chi con tanto livore mi ha portato via dal diletto lido, per sconforto e tatto. L’ardimento non avrei avuto, d’abbandonar il borgo natio e tanti cari, senza cocenti inganni. Voi che avreste voluto schiantarmi e fatto piccino, mi avete fatto grande. Adesso siete solo lumini in lontananza che nelle notti insipide incrociano il mio orizzonte, rimembrando il bel tempo passato che mai ritornerà. 























































































































Unica  matrice


Fiorita per scortar le stirpi in arte,
al cospetto nessun fu tanto grande,
dalle menti scaltre e d’ogni rime,
è figura che soavemente esprime.

I figli tuoi son devoti e a te cari
e schietto è il lor sancito tratto,
la vita talvolta rendono in armi,
che di cotanta madre possan vantarsi.

Le mani che al flagello tingon di rosso,
in suol straniero scorgi sanguinar le ossa,
oh terra mia, oberato da folte ingiustizie
e per macigno alla mia entità pene fittizie.

Stringo a me assai cari i tuoi ricordi
e ancor più dolci m’appaion le tue fattezze,
amo i tuoi geni e le tue scapigliate coste,
lisciate da aliti briosi e velleità deposte.

Un di mi fermerò al ciglio del tuo tetto,
per lontananza affranto da si tanti cimenti,
non hai più modo di placar i miei cipigli,
mi manchi tanto patria ai miei risvegli.

Quando il tempo avrà scavato sulla pelle
e i passi miei saran più lenti e stretti,
al grembo tuo saró in dignitosa veglia,
accetterò il giudizio e abbasserò le ciglia.




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miércoles, 1 de mayo de 2013

I Trulli






I Trulli

I trulli sono antiche costruzioni in pietra a secco, di origini protostoriche, della Puglia. Questo periodo, corrisponde alla seconda parte della preistoria, che va dal 4.000 A. C. al 1.000 A. C. Non sono conservati trulli di questa epoca, poiché in caso di dissesto, alla riparazione si preferiva l’abbattimento, per ricostruirli utilizzando lo stesso materiale. Possono essere composti di un unico vano o dall'abbinamento di più ambienti accorpati attorno alla stanza centrale.



Los Trullos 

Los trullos son antiguas construcciones de piedras en seco, de origen protohistórico, de la Apulia. Este periodo, corresponde a la segunda parte de la prehistoria, que va del 4.000 hasta 1.000 A.C. No se conservan trullos de esta época, porque en caso de desperfecto, a la reparación se prefería el abatimiento, para reconstruirlos utilizando el mismo material. Pueden estar compuestos de una única habitación o combinados con más ambientes agrupados al central.



















































L'unità costruttiva del trullo presenta una pianta di forma circolare, sul cui perimetro s’imposta la muratura a secco di grosso spessore. Tal espediente, insieme all’unico piccolo finestrino quadrato del bagno e alla porta d’ingresso, garantisce all’interno una temperatura quasi costante, dando una sensazione di calore in inverno e di fresco in estate. Le murature sono completate da una cupola che costituisce il tetto.



La unidad de construcción del trullo presenta una planta de forma circular, en cuyo perímetro se establece la mampostería a seco de gran espesor. Esta disposición, junto con la única pequeña ventana cuadrada del baño y a la puerta de entrada, garantiza en el interior una temperatura casi constante, dando una sensación de calor en invierno y de frescura en verano. Los muros vienen completados de una cúpula que constituye el techo.




























Alberobello, avendo il centro storico edificato interamente con queste strutture, è la capitale dei trulli, i quali sono stati dichiarati patrimonio Mondiale dell’Umanità, dall’Unesco.



Alberobello, teniendo el centro histórico edificado enteramente con estas estructuras, es la capital de los trullos, los cuales fueron declarados patrimonio Mundial de la Humanidad, por la Unesco.











































La Chiesa di San Antonio ad Alberobello costruita nel XX secolo, è definita "a trullo" perché ottenuta dalla sovrapposizione e dalla congiunzione delle strutture architettoniche proprie del trullo. Il frontespizio è abbellito da un rosone, da due finestre e dalla porta d’ingresso. La cupola è alta venti metri e al di sopra, un lucernaio si eleva per tre metri. La pianta della Chiesa è a croce greca.



La Iglesia de San Antón de Alberobello construida en el siglo XX, es definida "a trullo" porque recabada de la superposición y la conjunción de las estructuras arquitectónicas del trullo. El frontispicio está embellecido de un rosetón, de dos ventanas y de la puerta principal. La cúpula es alta veinte metros y por encima, se eleva un tragaluz alto tres metros. La planta de la iglesia es a cruz griega.









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