sábado, 1 de octubre de 2016

Roma





XVIII Exposición Individual de Fotografías: "Aves II" del 15 al 30 de Octubre, en la Galeria de Arte, MAXART. 






I sette re di Roma furono otto

Quegli esseri che abitavano alcune sparute capanne costruite con il fango, nel mezzo della penisola, tra le anse armoniche di un fiume chiamato già dalle orde limitrofe, Tiber, vivevano pescando nelle sue acque e cacciando nei boschi circostanti, usando oggetti costruiti con sassi scalfiti e ossa di animali. Vivevano in maniera inumana, lavorando duramente la terra per ricavarne cipolle, legumi e formaggi dal bestiame allevato. Cuocevano una sorta di focaccia che ammorbidivano nel latte, facendone l’alimento più economico e diffuso. La loro provenienza era sconosciuta. 

Si suppone fosse il 21 Aprile del 753 A. C. quando uno di loro, dopo aver tracciato un solco perimetrale per costruirci dentro un villaggio, commise un fratricidio, sgozzando il fratello che aveva osato scavalcare tale solco. Cosi morirà chiunque tenterà di scavalcarlo, disse. Il suo nome era Romolo. Alcuni uomini rudi e violenti lo seguì, per sviluppare il suo progetto che dopo un inizio soddisfacente, non decollava. Per sviluppare una comunità, mancavano le donne. A tanta asprezza mancava la delizia, la prelibatezza, la scintilla della vita. Nessuna dei villaggi vicini voleva unirsi a uomini cosi selvaggi. Romolo quindi escogitò uno stratagemma che avrebbe risolto il problema.

Erano trascorsi quattro anni dall’inizio del sogno, quando ai primi di Agosto, per festeggiare il dio Conso, protettore dei raccolti, invitò nel suo territorio il popolo adiacente dei sabini. Questi ultimi, incuriositi dall’iniziativa dei nuovi vicini, accorsero in massa. Nel mezzo dei festeggiamenti, tra baldorie e rilassatezze, a un cenno, gli uomini di Romolo fulmineamente rapirono le donne più giovani e le rinchiusero nelle loro abitazioni. Non avevano intenzione di stuprarle ma farle diventare loro mogli. Il ratto riuscì pienamente tra le grida e il dimenarsi delle giovani e forti pulzelle. Alla fine se ne contarono 683. Dopo un primo sbandamento e superata la sorpresa, i sabini reagirono a tale affronto, assediando il villaggio romano. Assedio si fa per dire, tutto è relativo. Infatti, dopo tre anni di scaramucce, le sorti del confronto non erano ancora definite. Il conflitto sarebbe andato avanti all’infinito se una sabina di nome Ersilia, andata in sposa proprio a Romolo, non avesse avuto un’idea. Riunì tutte le donne, le quali vestite a lutto, irruppero sul campo di battaglia con i pargoletti concepiti dai romani, implorando la loro gente di fermarsi, se non avessero voluto che i bimbi diventassero orfani e loro stesse vedove. I sabini, popolo austero, con a capo il re Tito Tazio, intesero e fermarono la contesa.  

I romani e i sabini passarono dalla guerra, alla pace e persino all’unificazione dei territori. Sulla via Sacra ci furono i primi grandi festeggiamenti della storia di Roma e la comunità ebbe per un periodo di cinque anni, due re al comando. Romolo, re dei romani e Tito Tazio, re dei sabini, i quali comandarono in una sorta di monarchia collettiva. Entrambi avevano gli stessi oneri e onori. 




Tratto dal Libro di Storia sull'Impero Romano: "Voci dall'Antica Roma"
























































































































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