martes, 1 de septiembre de 2015

Il Palazzo di Giustizia di Roma






Il Palazzaccio

Il Palazzo di Giustizia di Roma, sede della Corte Suprema di Cassazione, fu costruito tra il 1889 e il 1911 dall’architetto perugino Guglielmo Calderini. La prima pietra fu posta il 14 marzo 1889 alla presenza di Umberto I di Savoia e la regina Margherita. Le grandi dimensioni, le numerose decorazioni e i lavori seguiti da sospetti di corruzione che portarono nel 1912 a un’inchiesta parlamentare, spinsero i romani a soprannominare l’opera: Il Palazzaccio.

La natura friabile del terreno, sulla quale fu posto l'edificio, richiese la costruzione di una platea di calcestruzzo per aumentare la stabilità. Nonostante tutto, non si raggiunse la solidità desiderata e il progetto che prevedeva un altro piano, convinse il Calderini a ridurre le dimensioni. La struttura fu inaugurata alla presenza di Vittorio Emanuele III, l’11 gennaio 1911. In stile tardo rinascimentale e barocco, misura 170 x 155 metri. Il palazzo, rivestito di travertino, è sormontato nella facciata principale da una quadriga di bronzo e adornato da alcune statue rappresentanti tra gli altri Cicerone, Gianbattista Vico, Lucio Crasso. La facciata posteriore è arricchita in cima, da uno stemma bronzeo di Casa Savoia.

Nel 1960 le crepe e i crolli ne bloccarono l’uso. Fu istituita una commissione per decidere le sorti della costruzione. La maggioranza tendeva alla demolizione dell'edificio e all’ampliamento del giardino adiacente. Altri proponevano la conservazione senza renderlo funzionale, a causa degli alti costi di restauro perché l’edificio costituiva la testimonianza storica di un'epoca. In più l'enormità dei costi di demolizione, fece prevalere questa seconda opinione. Così l'edificio fu sottoposto nel 1970 a una serie di lavori per metterlo "in sicurezza" e arrivare ai nostri giorni.


















































































































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