miércoles, 1 de agosto de 2012

L'oppio dei popoli

 
 

 
Le religioni

Da quando l’uomo, nella sua lunga evoluzione, ha cominciato a elaborare i primi sentimenti e le prime consapevolezze, ha sentito una necessità d’aiuto, di protezione, di speranza, di salvezza. Vivendo la vastità terrena e alzando lo sguardo al cielo verso l’immensità celeste, ha elaborato e consolidato l’idea dell’esistenza di un ente supremo che gestiva la grandiosa ampiezza e che avrebbe potuto e dovuto risolvere a richiesta le sue necessità. Nella Grecia antica, questa suggestione fu rappresentata in teatro nelle tragedie, meglio che tutti da Euripide. In latino, “Deus ex machina”. Quando era richiesto, dall’alto scendeva un dio a risolvere i problemi del momento. L´uomo riconoscente ha anche offerto al superiore sotto forma di sacrifici e penitenze. Una sorta di “Do ut des” ante litteram. Per carpirne la sua benevolenza, “Captatio benevolentiae”.



Le religioni, pur molto diverse tra loro, poiché sviluppatesi in tutto il globo quando non vi era alcuna possibilità di contatto tra i popoli, miravano tutte allo stesso proposito. Appagare i desideri di tutti ma da pochi elegantemente cesellate per il loro personale interesse. Nel vasto repertorio delle culture umane gli esponenti più preparati e interessati, dopo aver stabilito delle gerarchie davano alle religioni un ordine essenziale, al fine di stabilire un dominio sulle masse arrogandosi tra l’altro il potere del contatto con il divino. Poiché non vi era nulla di credibile e visibile, se non mitologia, storielle inventate di sana pianta e raccontate, si è ricorso alla strategia della fede. Un sotterfugio ben macchinato dalle menti più raffinate, per carpire l’attenzione dei più incolti e creduloni, in cambio di benefici terreni e della salvezza eterna. Si sono creati simboli e forme rituali, per completarne l’opera. Ai miscredenti più recalcitranti, la fede era estorta con la paura della condanna eterna e altre formule coniate e propinate in base alla situazione, epoca, luogo. Con il susseguirsi delle culture e dei tempi, le vecchie mitologie sono state soppiantate dalle nuove, sempre più elaborate e convincenti.



La parola “religione” viene dal latino “religio” coniata da Cicerone e vuol dire “Venerazione di un essere di natura divina”. Nel mondo esistono migliaia di religioni e miliardi di adepti, i quali credono fermamente che la loro religione è quella veritiera. Cosi com´è accaduto dai tempi più remoti, ognuno crede di venerare il vero dio. Le religioni pero sono migliaia. Da quale parte sta la ragione?



Malauguratamente, le religioni sono solo frutto di convenienze e fervide immaginazioni. Nessuno ci ha creati e siamo solo conseguenza dell’evoluzione. Nulla gestisce il nostro destino, che è frutto della casualità e del caos che regna in ogni istante della nostra vita. Le ultime teorie scientifiche, formulate dopo secoli di studi, esperimenti e conferme, considerano che la vita sulla terra sia arrivata dallo spazio, a bordo di comete e meteoriti, sotto forma di organismi monocellulari, i quali nei tempi si sono evoluti nelle forme complesse che oggi conosciamo. Sarebbe più giusto credere all’evidenza che alle leggende. Un sereno confronto scientifico, filosofico e teologico deve essere tenuto per arrivare a una chiarificatrice conclusione, per il bene dell’umanità e non delle parti. Nello specifico la Chiesa ha avuto dei periodi orribili nella gestione del potere spirituale, tanto che il più alto gradino di essa alcuni anni fa ha chiesto umilmente perdono. Ridicolizzare le intuizioni di Newton, Darwin e l’intelligenza universale di Galilei, la vigliaccata del rogo di Giordano Bruno, esempi d’eventi persecutori a dimostrazione dell’intolleranza che le religioni e i suoi ambasciatori dall’animo dominante hanno, in contrapposizione con l’essenza e la filosofia delle religioni stesse. Si auspica la fine delle false verità e si dica chiaramente che il nostro futuro è fatto solo di, incertezze. La grande cultura dei prelati lascia estasiati e non si può pensare che dentro abbiano solo fede e non interrogativi o diverse convinzioni, avallati dal ricordo di efferati crimini da loro perpetrati, in antitesi con il loro predicare.



Altresì è bene ricordare, il grande apporto che la Chiesa ha dato nello stimolare e conservare la cultura nei secoli, tanto da auspicare una riconciliazione con la comunità artistica dopo l’allontanamento degli ultimi tempi, per il bene dell’umanità, anche se hanno razziato costruzioni e templi della Roma degli dei falsi e bugiardi, per costruire e abbellire quella del loro giusto dio. A ogni modo, i religiosi meritano il rispetto e la considerazione di tutti, se supportati dalla buona fede.





L’autore, con quest’articolo, non vuole alterare o confondere il pensiero degli uomini di fede, né tantomeno offenderli ma solamente assecondare il desiderio dell’uomo di giungere alla verità, la quale oramai non è più così lontana.
















Le religioni sono il lamento di un animale superiore in cerca di gloria.






Quando la Chiesa non aveva rivali governava da despota. Ora che è costretta a cedere alla ragione della scienza per la raggiunta consapevolezza degli uomini predica la divisibilità del potere.






Al seguir i sermoni delle religioni ti costellerai d’indelebili ferite e inquietanti rimorsi.






Le religioni sono una delle forme espressive più ingegnose dell’uomo.






La Chiesa deve dare amore con il buon esempio invece di dettare con arroganza confini e proibizioni.






Le religioni sono un’accozzaglia di credenze filosofie pratiche tradizioni desideri.








Lamento d’artista



So’ tant’anni che lavoro quindici ore ar giorno
e nessuno me da retta, dicono “È solo arte”
e tutti st’artisti nun fanno che soffrire
e der monno attivo nun ci’hanno ‘na gran parte.

 
Servimo solo a trastullá la gente pe’ la strada
e ar passá nun volemo ‘na bella riverenza,
ma datece un ricco piatto de pasta e facioli,
solo quar’cosa per riempi ‘sta panza.


Finitela de di “Senti questi versi quanto sono belli”
e dateme un lavoro de li mia, su fateme felice,
numme’dite che c’è la crisi e che è globalizzata,
che so’ cent’anni che mi nonno me lo dice.


         Aspettateve che un giorno come questo,
vengo a casa vostra e si numm’aprite insisto,
ve’ butto giù la porta ma no pe’ farve un furto
e che nun se po’ rifiutá la visita d’un morto.


Nun fate come la famija mia che quanno producevo,
se stava zitta e magnava tutta de mi bocca,
ora che nun tengo un sordo mamma e mi fratello,
nu me conoscono e dicono “An’vedi, che vole quello?”


















































































































© 2012 by Enzo Casamassima. All rights reserved. No part of this document may be reproduced or transmitted in any form or by any means, electronic, mechanical, photocopying, recording or otherwise, without prior written permission.

1 comentario:

  1. BELLISSIME LE TUE FOTO... L'ITALIA HA UN FASCINO PARTICOLARE.

    ResponderEliminar