viernes, 1 de junio de 2012

Brezza dei Caraibi





Un passo dalla novella:

Brezza dei Caraibi




Capitolo II

“Qui preparano dell’ottimo caffè e in tanti vengono a degustarlo. I tavoli sono così vicini che si può ascoltare quello che la gente dice e alcuni istintivamente s’intromettono nelle conversazioni altrui. Dopo un po’ li conosci tutti, con le loro grazie e le loro problematiche. In più questo locale ha una meravigliosa vista, specie quando al tramonto il sole si fonde con il mare per un tenero bacio.”







Mentre parlava, le labbra accennavano un tenue sorriso e le mani disegnavano nell’aria elaborate figure. Sembrava non avesse impegni e sinceramente presa dalla conversazione. Parlò tanto senza pause e rimasi incantato dalla sua carezzevole voce e dalla sua morbida gestualità, comune da queste parti. Eravamo seduti all’ingresso del locale e vedevo entrare e uscire tanta gente che dimostrava una certa flemma e sorrisi ricorrenti. In questa terra lo scorrere del tempo ha un’altra misura e i contatti umani hanno una parte preponderante nella vita di ognuno. C’é povertà ma nessuno si perde d’animo, c’è meno egoismo e trovi sempre un sorriso in cui specchiarti. La famiglia e l’amicizia hanno ancora un significato profondo. Noi abbiamo il superfluo eppure spesso siamo imbronciati e il malcontento e la diffidenza serpeggiano incessanti.

“Sono venuto per una vacanza rilassante ma rischio di tornare al mio paese ancor più stanco se mi lascio cullare dalla brezza dei Caraibi.” Questo le dissi, senza spiegare il vero motivo del viaggio in un luogo così lontano e diverso. Non potevo raccontare a una ragazza conosciuta da poco, anche se degna di ogni rispetto e della quale io credevo già d’essermene invaghito, l’intima ragione del mio restante andare. Le parlai solo della mia volontà di passare un lungo periodo di spensierato riposo, senza aggiungere altro. Yahaira. Questo era il suo nome, esotico come la sua pelle e la sua maniera di essere. Conversando, il tempo passò gradevolmente sino a quando all’accomiatarmi, la invitai a trascorrere la giornata successiva in mia compagnia. Per il resto della serata tenni la sua figura stampata nella mente e anche nel cuore. Come un ragazzino che aspetta con ansia il momento del suo primo appuntamento, le ore passavano lente. S’insinuò dentro il mio animo un leggero malessere. Una miscela d’insicurezza e nervosismo. Quando al mattino seguente mi svegliai, il mio primo pensiero fu per lei. Vidi un rassicurante raggio di sole entrare dalla finestra che accarezzandomi il cuore, disegnava i primi tratti di dipendenza da quella ragazza.

C’incamminammo verso la spiaggia che ci avrebbe ospitato in quel tanto atteso incontro. Le palme inclinate verso l’acqua placida, il cielo punteggiato da poche nuvole bianche e il candido arenile completavano quella vista paradisiaca. Ci tuffammo senza reticenze. Il fondale era basso e le acque trasparenti, più in là divenivano verdi e poi di un azzurro sempre più intenso. A pochi passi alcuni pellicani riposavano indisturbati e incuranti della nostra presenza.







C’immergemmo tante volte e i nostri corpi si attraevano sempre più in abbracci voluttuosi. Dopo esserci asciugati e un po’ crogiolati al già caldo sole di metà mattino, cominciammo a conversare. Tutto mi faceva supporre che entrambi volevamo scovare nell’altro qualcosa d’interessante che potesse suffragare il pensiero di una futura e proficua relazione sentimentale. Poi il cielo imbrunì per lasciar cadere pesanti gocce di pioggia e ci alzammo per riparare in un vicino ristorante. Mangiammo del pesce alla brace e bevemmo dei succhi di frutta tropicale quindi, lentamente ci incamminammo verso l’hotel.



Ogni anno decine di milioni di turisti, arrivano da ogni parte del globo per ammirare le paradisiache coste del mar dei Caraibi, nelle cui acque alberga una grande biodiversità. Il punto più profondo è la depressione delle Isole Cayman, con 7.686 metri sotto il livello del mare. Le correnti oceaniche trasportano verso il bacino caraibico, notevoli quantità di acque dolci dall’estuario dell’Orinoco e dai fiumi amazzonici. La salinità del mar dei Caraibi quindi si abbassa, sino a trentacinque parti per mille e la temperatura superficiale dell’acqua è di circa 28° centigradi. Il mar dei Caraibi, situato sulla placca caraibica, si è formato circa 160 milioni di anni fa nel corso dell’era Mesozoica, da una frattura della Pangea. La pressione esercitata dalla placca sud americana verso la regione caraibica, la quale è attraversata da una faglia sismica, la caratterizza per una rilevante attività vulcanica.

Per le favorevoli condizioni climatiche, le balene, che hanno passato l’estate nel nord dell’oceano Atlantico, in inverno arrivano in queste calde acque ad accoppiarsi e procreare. Dopo circa un anno di gestazione, nasce un balenottero che allatta per circa un altro anno. Lo stazionamento in queste acque diventa un’attrazione indimenticabile quando questi mammiferi dal peso di circa ottanta tonnellate, saltano per diversi metri fuori dal mare per poi lasciarsi cadere in un tonfo impressionante. Pur essendo sprovviste di corde vocali, comprimendo l’aria nelle fosse nasali riescono a riprodurre melodiosi canti che si possono ascoltare sino a trenta chilometri di distanza. Vivono circa cinquant’anni e sono in pericolo di estinzione per la sfrenata caccia che l’uomo attua da troppo tempo. Le balenottere azzurre in Antartide sono l'uno per cento della popolazione originaria e le balene grigie oramai se ne contano solo un centinaio. Norvegia, Islanda e Giappone continuano a cacciare, nonostante che dal 1986 sia in vigore una moratoria. Il Giappone profana persino il Santuario dell’Antartico, uccidendone oltre 500 l’anno. Oltre alla caccia, a mettere a repentaglio la vita delle balene è l'aumentato impatto delle attività dell'uomo sugli ecosistemi marini. L'inquinamento chimico e acustico, l’aumento del traffico marittimo, lo sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche, sono le principali cause del rischio d’estinzione di questi meravigliosi cetacei.

L’uomo ha tante forme di sostentamento e non ha nessun motivo per ammazzare questi pacifici e meravigliosi esseri.




Ci confrontammo per il resto del pomeriggio, inframezzando brevi pause di riflessione mentre ci sfioravamo teneramente le mani. Non vedevo altro che i suoi splendidi occhi e il suo corpo sinuoso. Sembrava si concedesse ma a ogni mia avance delicatamente fuggiva. Capii che la sua ritrosia non era timidezza e la tal cosa m’incuriosì non poco. Era strategia femminile? Comunque mi lasciai cullare dal suono delle sue suadenti parole. Dopo tanto parlare ci accomiatammo con un lungo abbraccio e con la promessa che ci saremmo rivisti il giorno dopo. 

Passai la giornata successiva in hotel, in un’attesa vana. Di Yahaira neanche l’ombra...





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